LA FORTUNA E il rischio sono fratelli. Entrambi testimoniano che ogni risultato ottenuto nella vita è causato da forze diverse rispetto all’impegno individuale.
Raccontiamo la storia di Bill Gates da un punto di vista particolare.
Bill ha frequentato una delle poche scuole superiori al mondo dotate di un computer.
La storia di come la Lakeside School, alla periferia di Seattle, si fosse procurata un computer è interessante. Bill Dougall era stato un pilota della marina nella Seconda guerra mondiale ed era poi diventato insegnante di matematica e scienze al liceo. “Pensava che lo studio sui libri non bastasse, che bisognasse anche fare esperienza nel mondo reale.
Nel 1968 Dougall chiese all’associazione genitori della Lakeside School di impiegare il ricavato dell’annuale mercatino di beneficenza – circa tremila dollari – per noleggiare un computer Teletype Model 30 collegato al terminale mainframe di General Electric per il time-sharing informatico. “L’idea stessa del time-sharing era nata soltanto nel 1965”, ha poi spiegato Gates. “Qualcuno lì era molto lungimirante.”
In terza media, Gates aveva accesso a un computer più potente e avanzato di quelli in dotazione alla maggior parte delle scuole di specializzazione nelle università americane. E non riusciva a staccarsene. A tredici anni, nel 1968, strinse amicizia con il compagno di classe Paul Allen, anche lui ossessionato dal computer della scuola. Il computer della Lakeside non faceva parte del normale programma di studi: era oggetto di esercitazioni che si svolgevano al di fuori dell’orario delle lezioni. Bill e Paul potevano giocarci a piacimento, dando libero sfogo alla creatività: dopo la scuola, fino a tarda sera, nei weekend. Ben presto divennero esperti di informatica.
Durante una delle loro sessioni notturne, Gates mostrò ad Allen una copia della rivista Fortune e gli chiese: “Che effetto fa, secondo te, dirigere un’azienda della Fortune 500?” Allen rispose che non ne aveva idea. “Forse un giorno anche noi fonderemo un’azienda di informatica”, disse Gates. Oggi Microsoft la conoscete tutti.
Ma facciamo due conti.
- Nel 1968, secondo i dati delle Nazioni Unite, in tutto il mondo c’erano circa 303 milioni di persone in età da scuola superiore.
- Circa 18 milioni di loro vivevano negli Stati Uniti.
- Circa 270.000 di loro vivevano nello Stato di Washington.
- Poco più di 100.000 di loro vivevano nell’area di Seattle.
- E solo circa 300 di loro frequentavano la Lakeside School.
- Iniziamo da 303 milioni, finiamo con 300 persone.
Uno studente su un milione frequentava proprio l’istituto che possedeva la combinazione di denaro e lungimiranza necessaria per comprare un computer.
Si dà il caso che Bill Gates fosse uno di loro. Gates riconosce apertamente l’importanza di questo fattore. “Se non ci fosse stata una Lakeside, non ci sarebbe stata una Microsoft”, ha detto nel 2005 ai diplomandi di quella scuola.
Gates è una persona estremamente intelligente e motivata, e già da ragazzo aveva maturato una visione per il futuro dei computer che neanche i più esperti dirigenti di tech company riuscivano a concepire.
Poteva inoltre contare su un vantaggio enorme, che faceva di lui un caso su un milione: andava a scuola alla Lakeside.

Ora vi racconto la storia di un amico di Gates, Kent Evans, che al posto della fortuna ha sperimentato gli effetti del suo gemello, il rischio. Bill Gates e Paul Allen sarebbero diventati famosi grazie al successo di Microsoft. Ma ai tempi della Lakeside quei ragazzi prodigio dell’informatica erano un trio, non un duo. Kent Evans e Bill Gates divennero amici del cuore in terza media. Evans era il primo della classe, come ricorda lo stesso Gates. I due parlavano al telefono “in continuazione”, racconta Gates nel documentario Dentro la mente di Bill Gates. “Non ho mai dimenticato il numero di telefono di Kent. 525-7851.”
Evans era bravo con i computer quanto Gates e Allen.
Quando la segreteria della scuola non riuscì a pianificare manualmente gli orari delle lezioni – era molto difficile organizzare gli spostamenti di centinaia di studenti nelle diverse classi – incaricò Bill e Kent, che praticamente erano ancora bambini, di scrivere un software capace di risolvere il problema. E loro lo scrissero. A differenza di Paul Allen, Kent aveva in comune con Bill l’acume per il business e un’ambizione sconfinata. “Kent girava sempre con una grossa valigetta, come la ventiquattr’ore di un avvocato”, ricorda Gates. “Cercavamo sempre di immaginare dove saremmo stati di lì a cinque o sei anni. Saremmo diventati CEO di un’azienda? Che genere di impatto avremmo potuto avere? Saremmo diventati generali dell’esercito, o magari ambasciatori?” Qualsiasi cosa fosse, Bill e Kent sapevano che l’avrebbero fatta insieme. Dopo aver ricordato la sua amicizia con Kent, Gates lascia il discorso in sospeso. “Avremmo continuato a lavorare insieme. Sono sicuro che saremmo andati al college insieme.”
Kent avrebbe potuto essere un socio fondatore di Microsoft insieme a Gates e Allen.
Ma non è andata così. Kent è morto in un incidente di montagna prima di finire il liceo.
Ogni anno negli Stati Uniti circa trentacinque persone muoiono in incidenti alpinistici.
Le probabilità di restare uccisi in montagna negli anni del liceo sono circa una su un milione.
- Bill Gates ha avuto un colpo di fortuna, con probabilità di uno su un milione, ed è finito alla Lakeside.
- Kent Evans ha corso un rischio con probabilità di uno su un milione e non è mai riuscito a portare a termine il progetto che lui e Gates si erano prefissi di realizzare.
La stessa forza, la stessa grandezza, è all’opera in entrambe le direzioni. Fortuna e rischio testimoniano che ogni risultato ottenuto nella vita è causato da forze diverse rispetto all’impegno individuale.
Queste due forze sono così simili tra loro che non si può credere nell’una senza rispettare anche l’altro. Il mondo è troppo complesso perché il cento per cento delle vostre azioni determini il cento per cento dei risultati. Fortuna e rischio hanno una radice comune: il fatto che ciascuno partecipi a un gioco con altri sette miliardi di persone e un’infinità di parti mobili. L’impatto accidentale di eventi al di fuori del nostro controllo può sovrastare l’impatto delle azioni che intraprendiamo consapevolmente. Entrambe queste realtà, però, sono così difficili da misurare e così difficili da accettare che troppo spesso vengono sottovalutate.
Per ogni Bill Gates c’è un Kent Evans, che era altrettanto abile e motivato ma che è finito sul versante opposto della roulette della vita.
Se tributiamo il giusto rispetto alla fortuna e al rischio, al momento di giudicare il successo economico (nostro e altrui) capiremo che le cose non sono mai buone o cattive come sembrano.
